30 anni di storia


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La passione per la moto: "Una storia lunga più di 30 anni"

Credo, anzi ne sono fermamente convinto, che la passione per il mondo dei motori, sia in me innata, piuttosto fosse già parte integrante di me fin da quando ero un embrione. Geneticamente parlando, posso anche affermare, che questa mi sia stata trasmessa attraverso i cromosomi, da mio nonno materno, anch’egli appassionato motociclista. Con il passare del tempo poi, non so dirvi come, essa si è orientata più spiccatamente verso il mondo delle “due ruote” anche se comunque non disdegno affatto gli altri settori. La convinzione di tutto ciò, l’ho maturata l’8 luglio 1976, data divenuta storica per me, allorquando, al conseguimento della licenza media ricevetti in regalo il mio primo motorino. Dopo innumerevoli lotte intestine… finalmente, non dovevo più pedalare!!! E come tutte le cose che lasciano il segno dentro di noi, ancora ricordo quel caldo giorno di luglio come fosse ieri; nel primo pomeriggio io e mia madre ci recammo dal rivenditore nei pressi di casa (Franco Briotti), dove fino al giorno antecedente l’acquisto, avevo trascorso ore in contemplazione.

Per chi senz’altro ricorderà, la metà degli anni settanta rappresentò, per lo meno a Roma, il periodo aureo dei blasonati Fantic Motor Caballero e della Vespa Special 4m. Ma non fu certo questo il mio caso, poiché si trattò del primo ciclomotore ottenuto per giunta ad un costo più contenuto. La scelta ricadde sul ben noto e non meno affidabile per quei tempi, Boxer2 della Piaggio, anche se non lo nascondo, il cuore batteva per il Garelli Gulp 3V. …Il primo passo era così computo. Una cosa però è certa, non so ancora se a malincuore ma di certo i miei genitori sapevano di avermi reso felice e devo per questo ringraziarli per avermi dato fiducia.

L’anno seguente fu la volta di un altro motorino (per modo di dire), perché non aveva niente a che vedere con i pratici monomarcia. Si trattò di un Aspes Navaho 50 RCR, del quale fui artefice delle prime manomissioni.

Con il passare degli anni, poi, una volta trovato il lavoro cominciai a dare sfogo all’autentica passione vendendo, comprando, rivendendo e ricomprando moto. Iniziai con una prima centoventicinque da regolarità, un’autentica chicca in quegli anni. Era una Simonini Mustang 125R (foto), talmente alta o non lo ero io a sufficienza che, al suo cospetto, sembravo il ballerino “Nureyev”.

Ero innamorato delle moto fuoristrada perché credevo, per inesperienza, ci si potesse fare tutto, ma dopo il primo ed unico incidente della mia carriera motociclistica, non ne volli più sapere e da allora in poi ho acquistato solo  moto stradali. La mia seconda fu un altro fiore all’occhiello, il massimo ambito all’inizio degli “anni ottanta”, una Laverda Zŭndapp 125 sport, con la quale intraprendevo le prime gite fuori porta, fino a quel momento sconosciute. Continuando ancora, con i primi stipendi accantonati arrivò, quasi come fosse scontato, la terza. Era una Moto Morini 3emezzo Sport 3FD ed era l’estate del 1982. Di quest’ultima, in verità, non rimasi molto soddisfatto per svariati motivi e, da questa situazione ne scaturì che, al compimento dei ventuno anni, finalmente arrivò l’ora della “Jap”!!! Il Motorshow di Bologna del 1982 fu galeotto, con la presentazione, come di consueto, dei nuovi modelli. Ecco riaffiorare in me un nuovo quanto ambito sogno nel cassetto, con conseguente inizio del conto alla rovescia per l’acquisto della Suzuki Gsx 550 ES (primo motore con distribuzione 16 valvole montato su quella cilindrata). Ricordo come fosse ieri che era una vera saetta. Per quell’epoca, poco più di vent’anni fa, un concentrato di tecnologia e prestazioni: basti pensare al telaio in tubi quadri, alla sospensione anteriore con "antidive" e quella posteriore con unico ammortizzatore centrale e, per finire, alla ruota anteriore da sedici pollici, il tutto condito da ben 65 cv in grado di spingerla ben oltre i duecento chilometri orari....

Di qui il primo clamoroso sbaglio: un po’ per la voglia di cambiare ma soprattutto per inseguire gli amici buffoni e non rimanere indietro, come immagine s’intende, comprai un’altra Suzuki, la Gsx 1100 ESF. Era un autentico soprammobile (tanto motore con un telaio non all'altezza). Così per più di due anni persi il gusto di andare in moto!!! Era così insicura che per non svenderla la tenni conservata facendola invecchiare nel box, così come si usa fare con il vino nelle cantine e comprai in contemporanea una moto alternativa con cui riacquistare il gusto nella guida. Scelsi una Honda XL 350 R, sicuramente molto più adatta per l’uso quotidiano in città, tenuto in considerazione oltretutto delle condizioni non proprio perfette del manto stradale.

Da quel momento in poi, continuai ad avere in contemporanea nel box, sempre un paio di moto. Fu proprio in quel periodo che ebbi il piacere di conoscere Giovanni Pelletier, ex pilota nella classe 500cc della fine degli anni settanta, nonché titolare di un quotatissimo motoclub. Frequentai, non ricordo precisamente se due o tre corsi  di “guida sicura e perfezionamento” (foto), diretti da lui stesso presso l’autodromo “Santamonica” di Misano Adriatico, in collaborazione con la Bmw Italia. E' di qui che nacque il mio interesse per il marchio teutonico.

Il suo insegnamento ed i suoi preziosi consigli sono stati per me fondamentali, ai fini della conduzione della moto in totale fluidità e disinvoltura. Per questo motivo, un ringraziamento particolare è doveroso nei suoi confronti. Durante la frequentazione dei corsi ed alla vita di club, mi mise in contatto con un altro grande personaggio appartenente al mondo di motori, il pesarese: Giancarlo Morbidelli, persona competente e consigliata per il restauro della moto di mio nonno. Fin dal primo istante rimase colpito dalla Norton, tanto che si interessò personalmente di ricercare la documentazione giusta ai fini del restauro. In fine, una volta reperito il materiale necessario, mi indirizzò dal signor Guerrino Severini (ex capofficina del reparto corse Benelli) nonché suo stimatissimo amico.  Immensa fu per me la gioia di conoscere un così grande personaggio come Giancarlo Morbidelli che, come poche al giorno d’oggi, ho stimato fin dal primo incontro presso l’autodromo di Vallelunga, che stimo e che stimerò per sempre per la sua umiltà e per grande carisma. Non fu certo da meno la conoscenza del signor Guerrino, un vecchietto tanto simpatico quanto arzillo, che quando incominciò ad intervenire chirurgicamente sulla Norton, nell’estate del 1987, aveva la bellezza di ottant’anni compiuti e ancora oggi ricordo che aveva così tanta vitalità da fare invidia a parecchi giovani.

Nel frattempo giunse l’estate del 1988 e l’acquisto della Bmw K75 Sport arrivò quasi in maniera scontata. Iniziò così l’era delle moto dal marchio blasonato che porto avanti ancora oggi. Riacquistai così, il piacere di gustarmi la moto a tutti gli effetti. La trovai completa e soprattutto sicura sotto ogni aspetto. Ne fui soddisfatto al punto tale che, con essa, intrapresi i viaggi più ardui in mezza Europa. Intanto nell’estate del 1989 cambiai la Honda XL con una moto decisamente corsaiola, il cui fascino riecheggia ancora oggi. Fu la copia fedele (in piccolo) della moto del pilota Kevin Schwantz, una Suzuki RGV 250 gamma (foto), con motore a due tempi. Un’autentica chicca, che se avessi avuto un po’ più di cervello e meno frenesia di cambiare l’avrei certamente custodita come un oracolo.

Trascorsero ben sei anni prima di rimettere mano al portafogli. La Bmw K75Sport mi aveva talmente soddisfatto che sicuro della stessa affidabilità pensai di cambiarla con la sorella maggiore. Era la fine del 1996 quando, tornato dal lungo viaggio dell’estate, la permutai con la K1100RS. La soddisfazione per questa durò circa due anni, più o meno 30000 chilometri di percorrenza, perché subito dopo iniziarono a venir fuori i primi serissimi problemi!!! Fu durante un viaggio verso un motoraduno che sull’autostrada si ruppero due valvole di scarico. Arrivai a malapena a destinazione e presso l’assistenza di Treviso ebbi l’amara sorpresa che mi costò, tra l’altro, la bellezza di ottocentomila lire di manodopera. Premetto, intanto, di avere sempre rispettato tutta la manutenzione prevista.  La disavventura non si esaurì solo con quest’episodio. Dopo altro poco tempo comparve un altro difetto con conseguente ripercussione al freno posteriore. Morale della favola, dopo avere revisionato integralmente la pinza, sostituito la pompa del freno e non essere riuscito a trovare la causa del malfunzionamento, mi accorsi, smontando la ruota posteriore che la causa proveniva dalla mozzo (coppia conica). Ulteriore amara sorpresa: disintegramento del cuscinetto della ruota. Fortunatamente, accertato come caso anomalo, ho pagato solo il costo della manodopera, duecentocinquantamila lire.

La moto, prima del ritiro, presso la concessionaria Sa.Mo.Car di Roma,

in Lungotevere Michelangelo

Un po’ scoraggiato da questi eventi, stavo quasi per dire addio alla casa tedesca. Ma proprio quest’ultimo episodio mi fece riflettere a fondo sul da fare. E’ vero sì che negli ultimi anni le moto Bmw hanno lasciano adito a qualche perplessità, ma è altresì vero che la Casa è altrettanto tempestiva nel riconoscere e risolvere i problemi riscontrati!!! Proprio per questo comportamento, infatti, ho dovuto ricredermi e decidere di non abbandonare il marchio Bmw, cosicché  nell’estate del 1998, con notevole soddisfazione optai per una versione più turistica e meno sportiva la R1100RT, di cui ancora oggi a distanza di anni ne vado fiero!!! Proprio con quest'ultima, infatti, l'8 luglio 2001 ho festeggiato il connubio dei 25 anni di "due ruote" e per tale evento, ho applicato sulla fiancata un adesivo evocativo:

1976 - 2001

"25th Anniversary"

My motorbike and I

Together Forever Wherever

Nel corso della mia carriera motoristica, anche gli scooter hanno ricoperto il loro ruolo, tanto è vero che tutte e tre le Bmw, un pò per la cilindrata elevata, un pò per la loro mole, sono state sempre affiancate da altrettanti scooter di media cilindrata, veicoli senz'altro più idonei per l'uso metropolitano. Il primo, agli inizi degli anni novanta, fu il pioniere di questa tipologia di veicoli, il glorioso CN 250 di casa Honda. Trascorsero svariati anni, prima di sostituirlo con un altrettanto valido mezzo: l'SH 150 sempre di casa Honda. Devo dire che, da un pò di anni a questa parte, non sono solito cambiare i mezzi con una assidua frequenza, in quanto la loro affidabilità ha raggiunto vertici molto elevati. Nonostante questo, però, l'acquisto del terzo scooter capitò per caso e non mi feci sfuggire l'occasione, forse la prima della mia vita!!! Mi affrettai, quindi, a vendere l'SH 150 e, con la stessa somma, acquistai un Jazz 250, sempre e rigorosamente Honda: scooter un pò bistrattato dal concessionario che lo aveva preso in permuta...

 

Trascorsero un paio di stagioni, prima che lo resi in permuta per una fiammante Cbf 500, moto che entrò a far parte del listino Honda nella primavera del 2004 ed è quella che ho ancora ora, con cui mi sposto sia in città sia nelle trasferte più impegnative. Inizialmente, è vero, affiancava la Bmw RT ma da quando non la ho più, la sta sostituendo egregiamente. Certo, non la si può paragonare ad essa per caratteristiche, né ha lo stesso carisma ma, devo confessarvi che, l'equilibrato rapporto peso/potenza, la rende briosa e facile da guidare.

Tre anni di buio pesto (2006-2008), quelli trascorsi con la Ducati Multistrada (i primi due) e l'ultimo con la pseudo-bmw F800ST. 

Con il trascorrere degli anni e l’aumentare dell’età, dentro di me, aumenta in maniera esponenziale la febbre per la motocicletta e, di pari passo, anche la voglia di rinnovamento.

Così, la stagione 2006, è iniziata con l'arrivo della "new entry", una Ducati Multistrada 1000DS, grigia metallizzata, acquistata, rendendo in permuta la R1100RT. Dopo i primi duemila chilometri, più o meno, mi sono subito reso conto dell'errore commesso. Non è che andasse male, tutt’altro, ma, l’indole “corsaiola” con la quale sono concepite tutte le Ducati, non mi ha fatto instaurare quel giusto ed appropriato feeling, oltretutto, accentuato dal calore emanato dal cilindro verticale nonché dai borbottii vari, emessi dal motore, a bassa andatura. Insomma, con essa ho circolato solamente sei mesi, dopo, dismessa l’assicurazione, è rimasta ferma ed inutilizzata nel garage per il rimanente anno e mezzo.

L’anno 2008, invece di essere rallegrato dalla conquista del nuovo traguardo (una fiammante Bmw F800ST), di cui vedete l’unica e sola foto che ho, è stato caratterizzato da più di una controversia tra me, la concessionaria e la Casa Madre. La prima è sorta a seguito della fusione totale del motore, avvenuta a soli 1500 chilometri e, la seconda, sorta dopo il totale sbiellamento del motore, accaduto dopo soli 2/3000 chilometri dalla prima riparazione. In sintesi, a soli 5000 chilometri di percorrenza, avevo già collezionato due gravissimi danni che, mi hanno indotto, senza alcuna titubanza, ad interpellare un avvocato. Nel frattempo, dopo avere opportunamente spedito missive a chi di dovere, (Bmw di Monaco, di Milano, Mi manda Rai3 e Co.Mo.sas), solo pochi giorni sono bastati, “guarda caso”,  per far sì di ricevere una telefonata dal titolare della concessionaria che mi preannunciava l'opportunità, su accordo della Casa, di sostituire la moto con differenza irrisoria.

A colmare questo vuoto  però, c’è sempre stata la fedelissima Honda Cbf 500, di cui sono molto soddisfatto e che, con gli oltre quarantamila chilometri all’attivo, macinati senza manifestare il benché minimo inconveniente, mi ha portato a spasso e continua a farlo in maniera egregia e soddisfacente. Per questo, credo anche che, il nostro connubio rimarrà inscindibile con il trascorrere degli anni. Nel frattempo e, per premiarla della sua fedeltà nei miei confronti, le ho regalato la modifica del secondo disco anteriore che, potrete meglio vedere, nella pagina delle modifiche.

Continua la saga delle Bmw...

All'atto della sostituzione, dopo la triste esperienza avuta con la F800ST, non ho voluto più saperne di riprendere la stessa moto motorizzata Rotax. Infatti, basandomi sul numero delle unità prodotte, non ho voluto correre, per la seconda volta, il rischio di incappare in qualche altro esemplare difettoso. Così, aggiungendo per l'ennesima volta una cospicua differenza, l'epilogo di quasi un anno di controversie, è culminato con l'acquisizione della nuova R1200R (foto a sinistra).

Finalmente, i primi chilometri percorsi, mi hanno dato ragione della scelta effettuata. Molte sono le qualità di questa moto, che ho potuto apprezzare, soprattutto se il raffronto, mi viene spontaneo farlo, è con il motore Boxer avuto in precedenza.